La mostra si compone in prevalenza di opere nuove, realizzate per l’occasione. Il percorso espositivo presenta un repertorio pressoché completo delle tecniche predilette da Panayotidis, dalle scritte al neon ai disegni retroilluminati, dalle installazioni alle fotografie. Influenzato dalla particolare morfologia dello spazio, l'artista in questo caso ha sfruttato dimensioni, proporzioni, pregi e difficoltà dell’edificio barocco per conferire ritmo alla sequenza delle opere e perfetta aderenza delle stesse ai singoli ambienti.

Oltre a una nutrita serie di grandi disegni a carboncino su tela, alcuni retroilluminati, che ritraggono paesaggi naturali o di archeologia industriale, sono di particolare impatto due grandi opere a parete realizzate in neon che, assieme a due scritte di più contenute dimensioni, danno vita al ciclo – appositamente realizzato per l’occasione – intitolato Catarsi. In ciascuna stanza è presente un’installazione dalla forte vocazione scultorea nella quale gioca un ruolo fondamentale il vapore artificialmente prodotto, piccola nube che vela l’oggetto, “preservandolo”, e confonde lo sguardo.

Nonostante la varietà delle tecniche impiegate la poetica dell’artista emerge dalla sequenza delle opere in mostra con rigorosa coerenza, esaltando il dialogo costante, tanto formale quanto simbolico, tra oscurità e luce, visibile e invisibile, oblio e memoria. E se la memoria, per Panayotidis, è sempre il terreno sul quale l’artista costruisce le fondamenta della propria opera, la luce ne rappresenta l’aspirazione alla compiutezza (come prospettiva, però, mai come approdo definitivo) e il segno pulsante del nostro stare al mondo qui e ora, del nostro essere contemporanei.